PREFAZIONE

     In una luminosa notte autunnale, intrisa di piaceri spasmodici, quando il mare tergiversa sugli scogli dolenti, carpimmo senza veli che tutto poteva essere raccolto in versi.

     Giallora era tarda.

     Nel ciel ribrezzo di Ottobre scorgemmo, ahi noi, un candido messaggero alato: divina ispirazione, esotica commedia, portentosa idea. La guerra impietosa di fronte al più debole, carnefice sconosciuta della società attuale, adulatrice della stupida ingordizia umana, vampira sicuramente genovese.

     Alla balorda zimbella cugina di Eva soltanto una cosa vorremmo dire: "Io mio figlio, a quella scuola lo mando!".

     Se si fosse trattato tuttavia, di scrivere un libro senza patemi d'animo, senza sacrifici, avremmo potuto essere considerati degli ingordi: trattasi di questo.




Rabarbaskiù '44-'45

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